I misteri del cinema di Mr. Greenaway

I misteri dello sguardo di Mr. Greenaway
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Peter Greenaway, uno dei registi più influenti e discussi del mondo, sale sul palco del Teatro Sociale con aria divertita, distaccata e sicura di sé. Parla con ritmo cadenzato e preciso; subito si rivela un brillante affabulatore. Non tergiversa: gli bastano un paio di frasi per arrivare al punto centrale di tutta la sua estetica, il rapporto tra cinema e arte figurativa.
«I narratori hanno rovinato il mondo», dice Greenaway. Il regista britannico non ha fiducia nella narrazione, nel linguaggio verbale, nelle parole. No, Greenaway ha fede nelle immagini, nella loro capacità di plasmare l’immaginazione, di donare emozioni, di generare nuovi significati. «Voi non avete mai visto un film – ci dice – ma dei libri illustrati»… Si concede delle divagazioni (spassosissima quella sulle difficoltà delle traduzione, a partire dal capolavoro The draughtsman’s contract tradotto come I misteri del giardino di Compton House «per sembrare un libro di Agatha Christie»), ma nel complesso resta concentrato su quello che è sempre stato il suo obiettivo; trovare dei nuovi linguaggi per il cinema, liberarlo dalla tirannia della narrazione.

Como Teatro Sociale Lake Como Film Festival incontro con il regista Peter Greenaway
Ci mostra una carrellata di immagini che raccontano la sua carriera. Si va da brevi sequenze, in anteprima, del nuovo film su Brancusi, alle fotografie dei quadri realizzati per I misteri del giardino di Compton House – «La prova che so dipingere perfettamente in maniera tradizionale» – passando per dipinti sul tema del paesaggio, animazioni, sequenze dal primo film, The falls (che narra le vicende di 92 personaggi diversi il cui cognome inizia con Fall).
La conferenza dura quasi due ore. Difficile condividere totalmente il pensiero di Greenaway, difficile ammirare completamente tutte le sue opere. Ma si rimane incantati da questo eccentrico, colto e ammaliante gentleman d’oltre Manica.

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Un’ora dopo la fine della conferenza, all’Arena del Sociale, la proiezione in lingua originale de I misteri del giardino di Compton House, dell’82, secondo lungometraggio di Greenaway.
Il film si apre con una serie di rapide inquadrature, a mezzobusto o in primo piano, di un gruppo di nobili del Settecento inglese, intenti a chiacchierare. Bastano poche battute, e il film mi ha già catturato e ha già ritratto un mondo. Un mondo chiuso, fatto di salotti, di eventi galanti, di un contegno sovrano mantenuto in ogni circostanza; un mondo, soprattutto, fatto di conversazioni allusive, sussiegose o divertite, dove si passa ore a discorrere sul nulla e dove, al tempo stesso, ogni parola è scelta, curata, limata alla perfezione e incredibilmente ambigua.
È in questo mondo che si svolge la parabola di Mr. Neville, pittore di successo, ingaggiato dalla ricca Mrs. Henry per realizzare una serie di ritratti della sua villa e del giardino circostante mentre il marito è assente. In cambio, Mrs. Henry concederà al pittore i propri favori sessuali.

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Neville, iconoclasta e beffardo, si diverte a provocare gli aristocratici che lo circondano. Mano a mano che prosegue nel suo lavoro, però, inizia a rendersi conto che dai suoi quadri (fedeli riproduzioni dal vero) traspaiono piccoli, inquietanti dettagli che sembrano alludere a una sinistra, oscura verità; nel contempo, inizia a diventare chiaro che il pittore è solo un burattino, in balia di forze più grandi di lui.

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Il film racchiude, in maniera esplicita o implicita, diverse riflessioni sull’arte e sulla società, ma al tempo stesso si mantiene godibilissimo. I dialoghi hanno un ritmo magnifico e coinvolgente; la fotografia è bellissima; le inquadrature dai colori accesi sono statiche, pittoriche, ma alternate con un montaggio fulminante. Come prodotto estetico, Il mistero dei giardini di Compton House è eccezionale. Al tempo stesso, racchiude tutta la visione del mondo di Greenaway. La visione di un mondo dove ogni cosa è apparenza; dove ogni conversazione è teatro, commedia, gioco di maschere. Nella grande commedia degli inganni che è la vita, sembra dirci Greenaway, lo sconfitto è il singolo; chi crede di arrivare a conoscere la realtà, a scoprire l’essenza delle cose, inevitabilmente si troverà invischiato nella ragnatela che la società gli tesse attorno.
Si può essere d’accordo con la visione di Greenaway e si può non esserlo (tutto sommato, io non lo sono); ma la brillantezza e la convinzione con cui il regista ha riversato il suo pensiero nella storia di Mr. Neville fa de I misteri del giardino di Comtpon House un’opera indimenticabile.

(Le foto della conferenza di Peter Greenaway sono di Andrea Butti)

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