Giovane e bella per Corpi celesti

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È un film che non può non turbare, questo di Fraçois Ozon. Turba perché racconta di una ragazza che risponde perfettamente ai requisiti anticipati dal titolo, diciassettenne rampolla di una famiglia bene, che dopo avere consumato un primo rapporto sessuale d’iniziazione con un amorazzo estivo, inizia immediatamente a prostituirsi, guadagnando somme considerevoli di denaro, senza una minima considerazione morale a frapporsi tra lei e un obiettivo che allo spettatore sfugge. Ma c’è qualcosa d’altro, che provoca il turbamento. Se si vuol provare indignazione, se ci si vuole disgustare, il film è fatto anche per quello, ma la bellezza dirompente di Marine Vacht, che si concede allo sguardo senza inibizioni e con pochissimi veli per la maggior parte del lungometraggio, non può non mettere chi sta dall’altra parte del grande schermo nella condizione di voyeur. La minore età del soggetto (anche se la Vacht era, naturalmente, maggiorenne quando ha girato, ma la sospensione dell’incredulità operata dalla cinepresa fa dimenticare questo particolare) spinge a porsi non poche domande, sospesi per un’ora e mezza, tra la pulsione di guardare e la sensazione che si dovrebbe rivolgere lo sguardo altrove. Se questo era l’obiettivo di Ozon, che voleva raccontare il cambiamento che investe il corpo quando si passa dall’adolescenza all’età adulta e afferma di avere scelto la prostituzione solo per esemplificare, è stato raggiunto appieno.

Giovane e bella (Francia, 2013, 94 minuti) di Francois Ozon con Marine Vacth, Charlotte Rampling, Frederic Pierrot, Geraldine Pailhas, Nathalie Richard e Johan Leysen

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