Eraserhead di Lynch torna al cinema per una (inquietante) sera

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Che bello andare al cinema nell’America degli anni Settanta: praticamente ogni settimana usciva un film degno di entrare nella storia. È il decennio del Padrino, prima e seconda parte, e di Apocalypse now, dello Squalo e di Incontri ravvicinati del terzo tipo, di American graffiti e di Guerre stellari, di Io e Annie e di Manhattan, di Mean streets e di Taxi driver… L’elenco dei capolavori è lunghissimo. È il decennio di Spielberg, Lucas e Coppola, di Scorsese e De Palma, di Malick e di Cimino, di Woody Allen e di Mel Brooks e non si può citare Kubrick in questo contesto solo perché il regista del Bronx era ormai accasato in Inghilterra quando girò Arancia meccanica e Barry Lyndon. Un cinema innovativo, moderno, la nuova Hollywood. Film di rottura che, oggi sono classici a pieno titolo, al punto che oggi ne godiamo la visione dimenticando, forse, quanto erano innovativi.

Ebbene, al confronto con tutto questo, l’esordio di David Lynch rimane una visione perturbante e unica ancora oggi. Anche alla luce dei lungometraggi più estremi dell’autore di Elephant man, Velluto blu e Cuore selvaggio, anche al cospetto dei suoi film progressivamente sempre più indecifrabili, Strade perdute, Mulholland drive, INLAND EMPIRE, anche al paragone con il mondo altro di Twin Peaks nel quale, come è noto, il cineasta di Missoula, ha appena ritrovato casa. No: Eraserhead rimane un’opera a sé stante in tutta la storia del cinema americano (e non solo). Incubo a occhi aperti, satira della società e della famiglia statunitense, delirio psicanalitico, esperimento estremo, video arte, horror (così dicono i dizionari e i siti enciclopedici), psicodramma in celluloide di un autore che pur di portare a termine la sua visione ha vissuto sul set non potendosi permettere una casa, coinvolgendo attori, tecnici e amici per quattro anni e quattro soldi per poi attendere una distribuzione che avrebbe dovuto capire cosa fare di quell’oggetto per tanti troppo misterioso. Rivedendolo si colgono particolari dimenticati (come la decorazione zigzagante del pavimento della red room di Twin Peaks che nasce qui) e si scorgono, in nuce, tutte le figure ricorrenti delle sue opere successive. Ma vederlo per la prima volta resta un’esperienza visiva che segna per la vita.

Il regista, David Lynch, e il protagonista di Eraserhead, Jack Nance, sul set del film

Nel 40° anniversario il film torna in sala in edizione restaurata (da The Criterion Collection con la supervisione del regista) e in versione originale con sottotitoli italiani, distribuita dalla Cineteca di Bologna. A Como è lo Spazio Gloria a proiettarlo, giovedì 28 settembre.

Eraserhead – La mente che cancella
(Usa, 1977, 90 minuti) di David Lynch con Jack Nance, Charlotte Stewart, Jean Lange, Judith Roberts, Jeanne Bates e John Nance
Harry Spencer, strano ometto dall’acconciatura del tutto particolare, è un tipografo solitario piuttosto strambo che abita in un desolato appartamento nei sobborghi di una grande città che sembra essere chissà come sopravvissuta a qualche disastro o a qualche sfavorevole congiuntura economica o più probabilmente a una vera e propria apocalisse. Harry si vede costretto a sposare la fidanzata Mary, rimasta incinta. Quando il figlio nasce, è in sostanza un mostro e le cose, già complicate, si complicano ancora di più.

Ingresso a 5 euro riservato ai soci Arci.

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