Daphne Scoccia, il fiore del nuovo cinema italiano

daphne-scoccia-il-volto-del-nuovo-cinema-italiano
0 1567

Il pubblico affezionato del Festival del cinema italiano a Como lo sa: frequentare quelle nove giornate di proiezioni significa immergersi in un mondo parallelo, dove esistono solo il rosso della sala dell’Astra, il fascio di luce del proiettore, i ricci capelli di Paolo Lipari e ospiti che si impara a conoscere volta per volta. Ne sono passati tanti, prima all’Astoria, dove la manifestazione è nata, oggi in un altro cinema a rischio chiusura – nessuno se lo nasconde e il regolare svolgimento di questa dodicesima edizione vuole anche richiamate l’attenzione sullo schermo di viale Giulio Cesare.

Gianfranco Rosi, oggi candidato all’Oscar, ma scoperto dai comaschi con grande anticipo, Margherita Buy, Isabella Ragonese, Cristiana Capotondi, Alba Rohrwacher, Valentina Lodovini, Marina Massironi, Ambra Angiolini, Fabrizio Bentivoglio, Alessio Boni, Maurizio Nichetti, Niccolò Ammanniti,  Silvio Soldini e Daniele Ciprì, entrambi di ritorno anche quest’anno, perfino Franco Battiato… L’elenco è lungo e inesaustivo, perché andrebbe accresciuto con tutti i registi esordienti o poco noti, spesso ingiustamente, caratteristi di razza come Renato Scarpa e Giorgio Gobbi, direttori della fototafia (uno per tutti, il grande Luca Bigazzi), tutti gli ospiti che hanno reso unica questa piccola grande manifestazione.

Daniele Ciprì

E il pubblico, da ieri sera, ha una nuova beniamina: Daphne Scoccia. È arrivata a Como assieme a Daniele Ciprì – cineasta, ma in questo caso abilissimo direttore della fotografia – per accompagnare Fiore, un film che ha ricevuto un’ovazione tale a Cannes da suscitare grande curiosità in un pubblico che non sapeva niente di questa ragazza marchigiana, scoperta per caso dal regista Claudio Giovannesi mentre serviva ai tavoli di un bar di Roma. Ecco il suo racconto dal palco dell’Astra dopo una bella introduzione al film di Ciprì.

Daphne Scoccia

Ma Daphne è anche cinefila ed è lieta di avere «Contribuito a realizzare un film che lascia qualcosa in chi lo guarda, che spinge a riflettere: è questo il cinema che mi piace guardare e che voglio fare». Perché a questo esordio ha già fatto seguito un secondo lungometraggio, per ora in attesa di distribuzione: «Non avevo davvero mai pensato che avrei fatto cinema, non era assolutamente nei miei progetti. L’esperienza di Fiore mi ha permesso di incontrare tanta gente fantastica, cominciare da tutta la troupe del film, dal cast, un Valerio Mastandrea straordinario e gentilissimo, e poi tutti quelli che ho incontrato durante le presentazioni». «Illuminare un volto come quello di Daphne – commenta Ciprì – è bellissimo: la sua personalità conquista tutto lo schermo in un film dove la macchina da presa le è addosso costantemente». Considerazioni che aumentano quando scende dal palco mentre guarda la giovane neo attrice che riceve complimenti, abbracci, strette di mano, perfino carezze dagli spettatori che l’hanno adottata subito: «Ha un talento naturale, spero che continui». Il cinema italiano ha bisogno di volti e di talenti come il suo (e di un pubblico che lo segua e gli permetta di esistere, come quello del festival).

(Foto di Andrea Dastoli)

Lascia un commento