Arrivano I The Jackal e i loro fottuti musi verdi

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Siamo giunti a un punto in cui il cinema, per come lo conosciamo noi, sta evolvendosi sempre più, prendendo spunto e assorbendo dalle attuali fonti di ispirazione e tendenze all’ultimo grido. Lo confermano questi fenomeni di massa come il film che andrò a recensire, Addio fottuti musi verdi, il primo della casa di produzione indipendente più “cool” di Italia: stiamo parlando dei The Jackal. Partiti da una serie di sketch sul web, il gruppo di artisti e tecnici ha dato vita a svariati tormentoni videoludici memorabili, basti citare Gli effetti di Gomorra sulla gente o Gay ingenui, serie di video brevi divertenti e coinvolgenti.

A distanza di anni e dopo un enorme crescita artistica, qualitativa e soprattutto di immagine, era inevitabile l’arrivo di un film sul maxischermo, consacrando cosi il momento d’oro del fortunato e talentuoso gruppo partenopeo. Francesco Ebbasta firma la regia di questo progetto scritto proprio da lui e coadiuvato da Simone Ruzzo (una faccia conosciuta già nel cast principale). Una storia che tutto sommato rappresenta lo spirito e l’essenza della realtà presente nei precedenti video visti su youtube difatti, AFMV, ha la peculiarità di sporgere una denuncia sociale ma metaforizzando le ingiustizie derivate dai problemi economici del nostro bel paese, di quel vasto e conosciutissimo fenomeno denominato “fuga di cervelli”.

La trama è la seguente: Il giovane Ciro Priello, grafico napoletano ultra-qualificato, non riesce a trovare un impiego che lo soddisfi e valorizzi. Dopo aver inviato il curriculum praticamente ovunque, non gli resta che mandarne una copia anche nello spazio. Si troverà così a lavorare per una società aliena fondata su competenza e meritocrazia, concetti estranei al mercato italiano, dove riceverà finalmente l’attenzione che gli spetta. Tra astronavi rombanti, spade laser e comicità, quali saranno per Ciro le conseguenze del “rapimento” alieno?

Sono soddisfatto parzialmente dalla visione di questo film. Forse non mi aspettavo un film a tutti gli effetti, e per certi versi questo è stato un bene, ma credevo di poter ammirare sul grande schermo ciò che ha reso coinvolgente ed esilarante questo gruppo di videomaker, la loro comicità e ironia tese a descrivere momenti abitudinari e quotidiani della nostra vita, mescolando particolari e dettagli di questa nostra realtà a ciò che si presenta artificialmente in tv. Forse per metà film cosi è sembrato: satira e attualità vanno a braccetto mantenendo fluidità ed equilibrio oltre che, ovviamente , l’attenzione del pubblico.

Fabio Balsamo, Ciro Priello e Beatrice Arnera

Il personaggio di Ciro Priello, che in questa storia impersona se stesso, rappresenta lo stereotipo del ragazzo trentenne italiano, disoccupato e pieno di sogni per il suo avvenire, in continua lotta contro le dure e scomode verità di una realtà lavorativa frustrante e asfissiante, dove non si riesce a trovare un senso di appartenenza e la stabilità di cui vorrebbe godere. Nella vita familiare il rapporto con la madre lo costringe a mantenersi aggrovigliato e coccolato dalle sue costanti attenzioni. Innamorato della sua migliore amica (interpretata dalla bella e brava Beatrice Arnera) con la quale non riesce a dichiararsi per paura e timidezza. Consolato dal suo vero “unico” amico  Fabio Balsamo ( anche lui nei suoi stessi panni), super nerd affezionato alla fantascienza e alla saga cinematografica di Addio fottuti musi verdi, titolo da cui, per l’appunto, prende spunto il film.

Francesco Ebbasta dirige con maestria un film che, se non fosse per alcuni elementi di natura cinematografica italiana, ti verrebbe da pensare che sia stato girato a Hollywood. L’aspetto estetico della pellicola, gli effetti visivi, la colonna sonora (curata da Michele Braga) e il montaggio di Francesco Capaldo e Nicola Verre, introducono i The Jackal sul grande schermo mostrando un talento sopra le righe e decisamente superiore a film prodotti da major note e con cast imponenti. Allora viene spontaneo pensare perché in Italia non si sia ancora visto un film capace di sfruttare delle incredibili risorse come queste, per mettere in scena qualcosa di ben diverso dai soliti film Italiani in commercio.

Purtroppo pero il film, sebbene sia divertente e a tratti geniale, cade ripetutamente in un qualcosa di già visto e inesorabilmente scontato. Alcune scene sono goliardiche, alcune battute e riferimenti alla società contemporanea, per quanto possa sembrare assurdo, sono attinenti alla nostra realtà giornaliera e di questo faccio i complimenti a questi ragazzi per il loro impegno e per l’ottimo risultato portato a casa, ma un film, a mio avviso, dovrebbe contenere qualcosa di più forte, magari di originale. Forse tanta spavalderia in fatto di effetti speciali sembra quasi cadere in secondo piano davanti a delle situazioni troppo macchinose e noiose.

Certo è che AFMV non è un film da cinema, non è un blockbuster americano, ma vanno considerati molteplici aspetti e prospettive con cui guardarlo, con un criterio diverso e un punto di vista totalmente opposto alle aspettative solite. Trattasi di un punto di arrivo per questo giovane gruppo, in continua crescita e sempre più noto in Italia, punto che mi auguro possa essere per loro una sorta di partenza per assestare il tiro e migliorarsi dedicandosi al ringiovanimento del cinema italiano, cosa di cui abbiamo un disperato bisogno, soprattutto se vogliamo differenziarci e affrontare tematiche e argomenti diversi dai soliti canoni imposti dal nostro classico palinsesto.

Chissà se fra questi ragazzi – attore, regista o altro componente – possa esser celata una promessa del cinema che verrà. Certo è che , per come la vedo io, esser arrivati a fare un film rende l’impresa in se un vero atto di eroismo e di concretezza per questi giovani artisti, una cosa di cui noi italiani dovremmo prender nota, perché c’è modo e modo di esser di tendenza o saper vendere. Non è detto che esser commerciale significhi esser superficiali e i The Jackal, con AFMV, lo hanno dimostrato tirando un bello schiaffone morale a chi non credeva in loro, e con questo fai pure conto di aver concluso questa recensione con una battuta figa.

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