Al Lake Como Film Festival gli eremiti di Trocker

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È giunto ormai alla conclusione, nell’ambito del Lake Como Film Festival, il concorso internazionale di lungometraggi, che domenica 2 luglio assegnerà i premi Longscapes e Longscapes Insubria. Tra i film in gara, l’ultimo a essere proiettato prima della premiazione (alle 16.30 in aula magna e alle 21.30, nei giardini dell’università di Sant’Abbondio) sarà The eremites, lungometraggio d’esordio del regista bolzanino Ronny Trocker, girato interamente sulle Alpi altoatesine, in cui si racconta la storia del quasi quarantenne Albert, cresciuto insieme ai genitori in un’isolata fattoria di montagna e spinto dalla madre a cercare un futuro migliore altrove, per proteggerlo da un’esistenza di povertà e solitudine.

Ronny Trocker

«Ci sono vari motivi che mi hanno spinto a girare questo film – ha spiegato il regista – uno dei quali risale a qualche anno fa, in seguito al ritrovamento di un libro dal titolo Gli eredi della solitudine del giornalista trentino Aldo Gorfer, il quale, negli anni Settanta, con il fotografo Flavio Faganello, visitò alcuni masi della Val Venosta. Il libro è molto affascinante, lontano dai tipici cliché che normalmente accompagnano le rappresentazioni dei contadini di questa regione, così sono partito per scoprire cosa fosse rimasto di quel mondo, quasi 40 anni dopo. La mia intenzione iniziale non era quella di raccontare una storia autobiografica, ma ora devo riconoscere la presenza di alcuni elementi personali. Sono cresciuto in Alto Adige, in un villaggio moderno e turistico incastonato tra le bellezze delle Dolomiti, mentre mia madre è nata in un maso simile a quello nel film, perciò è stato naturale utilizzare nella sceneggiatura alcuni dei suoi ricordi d’infanzia».


Un lungo viaggio, quello intrapreso da Trocker, premiato dalla grande emozione di vedere sul grande schermo il frutto di questo intenso e accurato lavoro di ricerca. «Ogni film prende ispirazione dal lavoro di altri, sia in campo letterario che cinematografico, e per quanto mi riguarda ci sono diversi registi che considero importanti. Per questo progetto ho considerato di grande rilevanza il film Uzak, del regista turco Nuri Bilge Ceylan, tanto che ho chiesto agli attori di vederlo prima di cominciare le riprese. Un film, come tutte le altre espressioni culturali, è sempre molto complesso e non può essere limitato da frontiere nazionali. Sicuramente subisce le influenze del luogo in cui è stato girato, ma oggi le ispirazioni sono ormai globali. È proprio questo il bello del cinema, dare la possibilità di vedere la diversità e la complessità del mondo senza rispettare i limiti imposti da una frontiera».

The eremites è stato presentato all’ultima edizione della Mostra del Cinema di Venezia nella sezione Orizzonti e ha ricevuto un buon riscontro di pubblico e critica. «Penso che questo sia un film esigente, che richieda allo spettatore di prestargli molta attenzione, ho l’impressione che ogni proiezione sia diversa e produca reazioni differenti a seconda del contesto in cui ci si trova. Non credo che un film debba necessariamente contenere un messaggio preciso, mi interessa che provochi una sensazione nel pubblico e non lo lasci indifferente. Sono convinto che realtà come il Lake Como Film Festival siano importantissime: la distribuzione di un film d’autore è diventata molto difficile, molte sale chiudono oppure devono programmare dei blockbuster per sopravvivere. Sebbene, grazie a Internet, stiano nascendo altri canali di distribuzione, l’esperienza ideale del cinema resta sempre collettiva, e questo è un dettaglio fondamentale per carpirne la sua fascinazione. Tocca ai festival portare la diversità del cinema al grande pubblico ed è fondamentale sostenere le manifestazioni che non considerano i film come un prodotto commerciale ma si interessano ad essi per un motivo artistico e culturale».

The eremites (Germania / Austria, 2016, 110 minuti) di Ronny Trocker con Andreas Lust, Orsi Tóth e Ingrid Burkhard
Albert è cresciuto in un maso sulle Alpi altoatesine. È l’unico figlio dei contadini Marianne e Rudl, una coppia ormai avanti con l’età. Ha superato i 30 anni, ma l’influenza della madre nella sua vita è ancora molto forte. È infatti lei a spingerlo a lavorare nella cava di marmo situata nella valle. Albert da parte sua vorrebbe mantenere in vita quel pezzo di terra sospeso tra le vette, le nuvole e i boschi dell’Alpe, ma gli eventi personali lo porteranno in un finale simbolico che però lascia intravvedere uno spiraglio di luce. Ambientato in Alto Adige,The Eremites racconta la storia di una civiltà contadina-montanara in via di disfacimento al punto tale che l’opera appare prima di tutto una ricerca analitica antropologica che scruta volti, tradizioni, silenzi e isolamento che sono i cardini su cui si poggia appunto la cultura montanara dei masi e degli alpeggi.

Ingresso libero.

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