Al festival del cinema un Asino vola

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«Chi l’ha detto che gli asini non volano? Se ci credi li vedi. Se ci credi puoi raggiungere tutto quello che vuoi»: questo il messaggio del film, nonché la spiegazione del titolo, che i registi di Asino vola hanno dato al folto pubblico presente all’Astra domenica pomeriggio. Ho inaugurato la mia partecipazione al Festival del cinema di Como con un giorno di ritardo, ma il gioiellino che ho scoperto ha compensato la mancanza. Strepitosa l’interpretazione del piccolo Francesco Tramontana nel ruolo di Maurizio, il protagonista: il suo punto di vista, prospettiva ricercata dai registi nella realizzazione, è assolutamente centrato e ciò anche grazie al fatto che il piccolo è un abitante di Archi, paese dove è ambientato il film e, esattamente come il protagonista, anche lui si è appassionato alla musica e alla banda. L’ha apprezzata talmente tanto da seguirla e aspettarla – munito di tamburo giocattolo – a ogni angolo del paese, finché è stato dalla stessa “adottato”. Nella banda suonava anche Marcello Fonte, uno dei due registi del film, al quale è stato subito chiaro che quel piccoletto poteva essere più che azzeccato per il ruolo di protagonista. Nonostante si cercasse, inizialmente, un ragazzino di 10 anni, la sceneggiatura è stata modificata ad hoc e il risultato è stato strepitoso.

I registi Paolo Tripodi e Marcello Fonte con Paolo Lipari

Paolo Tripodi, l’altro regista, ha raccontato come il piccolo settenne abbia recitato con una naturalezza tale da sintetizzare la corposa sceneggiatura con una gestualità e un’espressività incredibili: «L’arte è sintesi», d’altronde. Fonte ha riconosciuto nel piccolo Francesco anche un po’ di sé, probabilmente, dato che il film si ispira alla sua storia: Archi è il suo paese d’origine, Marcello suonava effettivamente nella banda da ragazzino e lo fa tuttora. I personaggi che si incontrano sono ispirati ai suoi maestri e molte delle comparse e dei personaggi secondari sono abitanti del paese: la volontà era raccontare una storia e mostrare una realtà che non fosse “da cartolina”.

Francesco Tramontana nel film

Marcello Fonte

Quattro dei personaggi principali sono interpretati dallo stesso Fonte, che ha voluto in questo modo omaggiare coloro che ha definito, appunto, i suoi maestri: suo padre, su tutti, sempre pronto a sostenerlo e a provvedere alla famiglia con il lavoro e garantendo un posto sicuro dove vivere; Don Paolino (membro della banda che gli ha insegnato a suonare); Mimì O’ Zingaro, suo vicino di casa; Don Lauro, anziano musicista creatore di una sorta di “scuola di musica”. La decisione di fare interpretare tutti e quattro i personaggi da Marcello è maturata naturalmente, ha raccontato Tripodi, poiché già in fase di sceneggiatura Fonte si immedesimava negli stessi e li provava. Da un punto di vista pratico, poi, questo ha aiutato molto nel rapporto con il piccolo protagonista, che aveva già stabilito una relazione con il regista e che è stato dunque facilitato dal fatto di trovarsi sempre vicino a lui. Il trasformismo derivato da tale scelta, inoltre, si è incardinato perfettamente sulla voglia di raccontare una favola e di destinare il film anche all’infanzia; per questo stesso motivo nei passaggi meno facili – in molte parti il dialetto parlato è strettissimo – i registi non hanno utilizzato sottotitoli ma fumetti. I bambini (ma anche i più grandi, ne sono certa) hanno apprezzato molto tale originale scelta così come hanno apprezzato i due animali parlanti: l’asino Mosè, a cui è stata prestata la voce dal grandissimo Lino Banfi, e la gallina Angiulina, che ha invece la voce di Maria Grazia Cucinotta.

Paolo Tripodi

L’attrice, hanno ricordato i due registi, ha partecipato in maniera entusiastica al progetto, sia per affinità personali con la storia, sia perché a esso si lega anche una finalità benefica molto importante: il film supporta infatti Airl, l’Associazione italiana per la lotta al retinoblastoma, e partecipa alla raccolta fondi per l’acquisto di un macchinario decisivo per la diagnosi e le cure.

Insomma, Paolo Tripodi e Marcello Fonte, entrambi calabresi ma incontratisi a Roma, dove il secondo vive in un cinema occupato, hanno realizzato davvero un piccolo gioiello e al Festival del cinema di Como l’hanno presentato e raccontato con calore e partecipazione, apprezzando molto la formula della giuria popolare. Quest’ultima pare aver ricambiato, a giudicare dall’affluenza di pubblico. Tutti noi speriamo che il film trovi spazio in molte sale e poi – come i due registi auspicano – in televisione.

(Foto di Andrea Dastoli)

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