Ai Lunedì del cinema il Tokyo love hotel di Hiroki

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Hiroki Ryuichi è il bad boy del cinema nipponico. Un’etichetta forse eccessiva, che deriva dagli esordi del cineasta, impegnato, nei primi anni Ottanta, nella realizzazione di pellicole pinku eiga, un genere vicino al softcore occidentale. Erano film dove l’erotismo giocava una componente fortissima, ma si trattava di film commerciali, dai quali non emergeva ancora l’autore di Vibrator che fece incetta di premi nel 2005 allo Yokohama Film Festival. Era dai tempi di quel titolo che un’opera di Hiroki non trovava una distribuzione italiana. Questo Tokyo love hotel, peraltro, riporta per certi versi il regista alle origini, ma se pure la componente erotica è molto forte, prevale l’indagine psicologica dei personaggi, una cifra stilistica di questo autore che meriterebbe una conoscenza più approfondita in Italia.

Tokyo love hotel (Giappone, 2014, 135 minuti) di Hiroki Ryuichi con Sometani Shôta, Maeda Atsuko, Lee Eun-woo, Son Il-kwon e Minami Kaho
Tutto si svolge nell’arco di un giorno e di una notte a Kabukicho, il quartiere a luci rosse di Tokyo, sotto lo sguardo stralunato e rassegnato del giovane Toru. È lui che dirige, con pigrissima rassegnazione, lo squallido Atlas, uno dei tanti alberghi dell’amore, ed è sempre lui che, suo malgrado, fa da sponda al via vai, alle tresche, ai naufragi dei personaggi: amanti clandestini, ragazze fuggite di casa, finti talent scout, vere attrici porno, escort malinconiche, fidanzati ignari, donne delle pulizie che non sono chi dicono di essere, clienti che s’innamorano, aspiranti artiste che non disdegnano le scorciatoie. Biglietti a 7 euro.

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